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Zack Snyder's Justice League

Sacrificio, resurrezione e ascensione

analisi di Filippo "Jedifil" Rossi, scritta il 10 ottobre 2022

Disegno di Filippo Rossi Jedifil: Wonder Woman da Zack Snyder's Justice League supereroi

Il 18 marzo 2021 i primi vagiti della primavera annunciano “la Lega della Giustizia di Zack Snyder”, alias il film Zack Snyder’s Justice League. È il sequel del capolavoro supereroico Batman v Superman: Dawn of Justice (BvS), diretto dallo stesso autore nel 2016, e un’opera immensa, lunga ben quattro ore (per la precisione 242 minuti), suddivisa in sette capitoli interni… che va vista e rivista. Va studiata per inserirla nel suo giusto universo creativo, per valutarla nel suo sofferto percorso umano; per esaltarla, doverosamente, come la più grande pellicola di supereroi mai fatta.

Le apparenze non ingannano

Il film è prodotto da HBO Max, il servizio americano di abbonamento video on demand della Warner Bros. Discovery, e riservato alla visione casalinga su varie piattaforme in streaming - la principale è attualmente Netflix. Mai visto al cinema se non nell’obbligatorio, gigantesco schermo panoramico Imax, è il director’s cut dell’originale motion picture Justice League uscito in sala il 17 novembre 2017. Ossia il ri-montaggio voluto dal regista titolare Snyder del film supereroico allora modificato e ultimato da Joss Whedon, nel (purtroppo fallito) tentativo di “normalizzare” la produzione dei kolossal basati sui principali personaggi dell’Universo DC Comics: Superman, Batman, Wonder Woman, ecc. Quel Justice League, che Whedon strappa a Snyder e riduce della metà a ogni livello per inseguire sul loro terreno la popolare superficialità dei Marvel Studios, resta un buon prodotto di genere. Al contrario, il molto più ambizioso e complesso cut Zack Snyder’s Justice League (ZS’sJL) riscontra l’anno scorso un trionfo di pubblico e di critica tale da sembrar rilanciare l’intero, rivoluzionario progetto multi-filmico pensato dalla mente geniale del cineasta di 300 e Watchmen. Un progetto che prevedeva almeno due sequel coerenti (per una trilogia JL estremamente organica), e la cui vastità è tranquillamente paragonabile a certi capolavori epici del passato, sempre pensati in grande e sviluppati su più episodi in tempi diversi.
Questo film è proposto da Zack Snyder e distribuito con proporzioni 1,33:1 nel clamoroso formato “open matte”, insieme alla versione IMAX 1,43:1. L’open matte (più o meno “mascherino aperto”) è il metodo per far tornare all’originale visione fullscreen 4:3 un formato cinematografico forzato widescreen (ossia il comune 16:9 dell’alta definizione attuale), mediante l’eliminazione del mascherino applicato dopo la ripresa cinematografica. Si mostra così un’immagine panoramica del film, molto più ampia nella parte superiore e inferiore, soprattutto più fedele alle inquadrature delle telecamere come viste dall’occhio del regista – o meglio: cineasta.
Non pago di queste finezze tecniche da scuola di cinematografia autoriale, il nostro sforna pure una raffinatissima versione parallela del filmone attentamente virata in bianco e nero… E c’è gentaglia in giro che sminuisce la gigantesca figura artistica di questo regista!

 

Schemi, temi, stilemi

Dopo quattro anni di polemiche roventi, campagne virali e attesa spasmodica, Justice League appare quindi in ciclopica versione “Snydercut”, come il progetto viene affettuosamente soprannominato dagli appassionati: il taglio di montaggio originale, recuperato e imposto dal creatore Zack Snyder contro tutto (produzione Warner Bros.) e tutti (regista sostituto Joss Whedon). Il film praticamente raddoppia come durata ed eleva all’ennesima potenza il suo spessore. Tutto questo ben di dio viene suddiviso in sei capitoli e un epilogo, offrendo agli spettatori una guida su percorso di visione ed eventuali soste. In effetti l’opera è un viaggio cinematografico che rivaleggia, come intensità, significati e lunghezza, con Il Signore degli Anelli di Peter Jackson. I capitoli sono intitolati, in ordine:

Don’t Count On It, Batman (“Non ci contare, Batman”),
The Age Of Heroes (“L’era degli eroi”),
Beloved Mother, Beloved Son (“Amata madre, amato figlio”),
Change Machine (“Macchina del cambiamento”),
All The King’s Horses (“Tutti i cavalli del re”),
Something Darker (“Qualcosa di più oscuro”),
l’epilogo è A Father Twice Over (“Padre due volte”).

I sei capitoli più uno aiutano a dividere il film nei suoi archi narrativi chiave, come la formazione della Lega della Giustizia o la resurrezione di Superman, il flashback dell’attacco originale di Darkseid alla Terra o la sequenza batmaniana post-apocalittica in flash-forward detta Knightmare.
Quattro ore e due minuti che filano via agili. Scorre bene il fantastico ed espressivo slow motion, tratto distintivo del regista e qui fatto di fughe e corse rappresentate al rallentatore per toccare la gloria di vertici surreali. Ci esalta la cura maniacale dei particolari, come il disegno sul cappuccino di Lois Lane o il rasoio sotto l’acqua di Bruce Wayne, che riempiono scene iper-dettagliate dense di senso narrativo. I livelli snyderiani di rifinitura artigianale, coerenza di pensiero, crescendo ritmico e drammaturgia della cinematografia sono ormai spaventosi, terrificanti, esaltanti.
Assistiamo sgomenti a cosette come…
La minuziosa descrizione dei limiti dolorosi e degli slanci geniali del Bruce “Batman” Wayne del perfetto Ben Affleck, mai così uomo al confronto con gli dei; i suoi inevitabili errori umani gli permettono di vincere perdendo. La cauta strategia del genio suo pari, ma ultra-villain alieno, Darkseid, cupa e divina mente cosmica. La funzione provvidenziale del dio umanizzato Superman, che nelle ormai irrinunciabili vesti clarkkentiane di Henry Cavill risorge due volte nel giro di mezz’ora. La gestione clamorosamente multi-sfaccettata della “figura del Padre” (Silas e Victor Stone, Zeus con Ares & Diana, le voci di Jor-El e Jonathan Kent, i due Allen, Arthur “Aquaman” Curry preso tra figure paterne di terra e acqua). La traduzione decisiva dell’idea di unione evolutiva dei “divisi e spezzati” (terrestri, Wonder Woman, Aquaman, Cyborg, Martian Manhunter). La fede/fiducia/speranza che serve per andare oltre i nostri limiti mortali (Bruce Wayne e Alfred Pennyworth imparano da Clark Kent e Lois Lane). L’equilibrio perfetto dei multipli livelli di superpoteri (i Nuovi Dei di Apokolips temono i super-esseri metaumani terrestri e kryptoniani, ma questi falliscono nonostante tutto e sono salvati solo dal “Dio Quantico” the Flash).
Dettaglio sul meraviglioso Barry “Flash” di Ezra Miller: alla fine, dopo l’apocalittica Unione delle tre Scatole Madri, egli corre più veloce della luce e ricompone organicamente dalla polvere cosmica non solo tutti gli esseri viventi della Terra o lo stesso pianeta, ma pure sua maestà Superman, che così ripete la sua rinascita dalle spoglie mortali. In questo film Flash è come Dio: quando corre, ricostruisce il creato con i lampi e riaccende le luci elettriche dei lampioni, le prime cose a ricostituirsi: fiat Lux, let there be light, “Dio disse sia fatta la luce e la luce fu”.
Non parlatemi mai più di sciocchezzuole infantili del Marvel Cinematic Universe rigettate senza testa dai puerili Marvel Studios.

 

Allargare un Universo

I personaggi nuovi rispetto alla versione primitiva del film, qui re-integrati dal demiurgo Snyder, sono tutti strazianti. Il primo esempio riguarda la tragedia famigliare di Victor “Cyborg” Stone (Ray Fisher) sviscerata, approfondita, delineata nelle figure a tutto tondo di madre Elinore (Karen Bryson) e padre Silas (Joe Morton). Un sacco di roba nuova, inedita, mai sentita prima (i cammeo di Martian Manhunter e del pazzesco Joker di Jared Leto, ad esempio) sta a dimostrare come Snyder non abbia per niente finito con la DC Comics, con i personaggi legati alla trinità supereroica Ben “Batman” Affleck/Henry “Superman” Cavill/Gal “Wonder Woman” Gadot e con i supereroi più straordinari dell’universo editoriale.
Il regista sforna sequenze leggendarie, dall’Aquaman di Jason Momoa che si tuffa dal molo in tempesta scolandosi una bottiglia di whisky, passando per Flash al salvataggio istantaneo dell’amata Iris West, fino a Cyborg in aiuto della sconosciuta mamma proletaria, sola e disperata. Le scene di azione non sono mai state così belle come quelle vive e pulsanti nell’occhio cinematografico di questo cineasta: frenetiche, chiarissime e ritmate. Figlie legittime dell’inventiva grafica del fumetto.
Wonder Woman, finalmente battezzata tale da Barry Allen, ha coreografie incredibili. La sua scena all’inizio, tanto per essere precisi, non è una “rapina gestita in modo sconclusionato dal regista” (come letto in giro, presso i soliti blog a firma degli sciocchi di turno), ma è un atto terroristico kamikaze e stragista di stampo religioso, frutto della disperazione globale post-morte di Superman, che conduce all’esecuzione tipo Isis di ragazzine per colpire al cuore l’Occidente e il mondo intero. La rabbiosa reazione dell’antica, immortale dea guerriera è conseguente: interrogatorio, intervento, punizione ed esecuzione.
Abbiamo tra le mani il miglior Batman mai visto: fragile e possente, fallace e intimidatorio, ansimante e geniale, furioso e paterno. Il regista, etico e filo-epico, ama legittimamente il maestoso Superman (ogni scena di Superman è sovrumana) e le sue grandi donne, ma è inevitabilmente affascinato dal mondo oscuro di Batman, più dettagliato e ambiguo. Il che è naturale per qualsiasi creativo.
Visivamente si tratta di un 300 moltiplicato per trecento, soprattutto nel flashback mitologico riservato al passato delle tre Scatole Madri sulla Terra o negli attuali segmenti amazzoni a Themyscira - ma non solo. Ogni invenzione a fumetti del “Re dei comics” Jack Kirby è portata sullo schermo con ardore e gusto impressionanti… sono dominanti Uxas che diverrà poi Darkseid, tutti i mistici Nuovi Dei e il loro pianeta devastato Apokolips; l’Equazione Anti-vita è graficamente e concettualmente magnifica (intarsi scolpiti nella stessa crosta terrestre); il tirapiedi guerresco Steppenwolf arriva a scoprire un mistero spaziale perso da milioni di anni e alla fine “vince”, causando un’inarrestabile reazione a catena di portata cosmica. Il film è strapieno di rimandi al mitico passato fumettistico e al possibile futuro cinematografico. Un instancabile kolossal di proporzioni bibliche pieno zeppo di rimandi, citazioni ed easter egg ma, soprattutto, un vero contributo all’arte cinematografica.

Gli eroi possono uccidere?

La gestione snyderiana dell’etica supereroica di Batman, Superman e Wonder Woman, i tre personaggi cardine di questo Universo narrativo, merita una trattazione a parte.
Sono fatte girare alcune reazioni di autori minori di supereroi a fumetti che osano criticare ciò che non capiscono, ossia la geniale e matura versione proposta da Zack Snyder nei suoi superfilm sulla trinità DC Comics - in primis BvS, ma pure nel prequel L’Uomo d’Acciaio (Man of Steel, MoS) del 2013 e in questo sequel ZS’sJL allargato e integrato. Me la prendo con questi opinionisti ma soprattutto con chi diffonde le loro sciocchezze acriticamente, senza ragionarci su. Questi ceffi sopravvalutati e i loro tristi uffici stampa affermano, indignati e gonfi di scandalo, che Superman o Wonder Woman, ma soprattutto Batman “non possono uccidere e non dovrebbero uccidere mai; mentre l’ignorante e sacrilego Snyder, portandoli all’omicidio, non li avrebbe capiti, rovinandoli”.
Invece è vero il contrario!
Se in ballo c’è la vita dei “tanti”, o addirittura di “tutti”, gli unici simbolicamente in grado di fare la scelta di uccidere i “pochi” sono proprio questi eroi! Ovviamente, pagandone poi il prezzo morale.
Come è detto chiaramente nei tre film snyderiani in questione, in pericolo non sono solo i miliardi di esseri umani della Terra (!), ma l’intera eredità terrestre degli Uomini, l’intera umanità. Di fronte a tutto questo, un vero eroe non esita un attimo - pur di fronte al prezzo da pagare, ossia la propria sanità mentale. È il concetto mitologico di “sacrificio”. E i concetti di questo tipo, in questo tipo di opere serie, sono volutamente e giustamente estremizzati, per rendere il più possibile chiara la lezione esemplare. Che non avrebbe valore solo per gli invasati superficiali che ricercano cosette facili facili come risate registrate e procioni col mitra.
Le differenze tra gli eticamente “buoni” Wonds, Supes e Bats è che la prima ha un punto di vista sulla morale dell’omicidio legato alla sua antichissima formazione militare, essendo una dea-guerriera; il secondo farebbe la scelta d’istinto, seguendo un’idea innata di salvezza globale, cadendo poi in depressione per le perdite collaterali; il terzo, un genio mentale, arriverebbe ad accettare stragi come necessarie per un bene superiore, addirittura programmandole strategicamente ma così torturandosi nel tempo per impazzire definitivamente. In ultima analisi è fondamentale che il trio, in modi diversi, esca di testa sacrificandosi per tutti noi. Simbolicamente è la scelta etica più difficile e solo i più grandi la possono compiere.
Si tratta né più né meno dello sbocco mitico che Snyder capisce essere obbligatorio per figure esemplari di tale, enorme portata.
Ma di cosa stiamo parlando?
Cosa è per una Wonder Woman la vita di soldati tedeschi in trincea o del soldato invasore Steppenwolf, durante lo scontro bellico per la difesa degli ideali? Naturalmente, la Scelta di uccidere il nemico lascia una cicatrice anche nell’animo materno di Diana Prince, il più duro e addestrato mai esistito.
Cosa è per un Superman la povera vita rovinata del Generale Zod, geneticamente modificato come spietato capo militare, e dei baccelli programmati kryptoniani di fronte a miliardi di amati e soprattutto autonomi esseri umani? Naturalmente, il paterno Clark Kent è devastato dalla Scelta e la ricorderà per sempre.
Cosa sono per un Batman le vite di una decina di odiati criminali mercenari e di un pericoloso super-alieno onnipotente, di fronte al destino non più di Gotham City, ma addirittura dell’umanità intera? Naturalmente, Bruce Wayne la Scelta può compierla solo da impazzito e, sanata in seguito la mente, tentare disperatamente di espiarne la colpa.
Non aver fatto proprio questo, ossia il concetto simbolico di extrema ratio/sacrificio/espiazione, significa non aver capito niente né di Wonder Woman, Batman o Superman, né del concetto fondamentale di Eroe, né dei più potenti racconti comuni, né della storia della fiction mondiale, né dell’intera mitologia umana e men che meno dell’Epica esemplare. Per nostra fortuna, Zack Snyder l’ha capito.

 

Come foglie d'autunno

Siamo al tributo terminale della Justice League di Zack Snyder, che si conclude con una toccante dedica alla figlia suicida del regista.
Alla fine della lunga maratona del 2021 appare la scritta “For Autumn”.
Si riferisce alla figlia adottiva Autumn Snyder, di origini cinesi e suicidatasi ventunenne il 12 marzo 2017. L’evento tragico ha giocato un ruolo cruciale nella decisione di Snyder di allontanarsi dalla post-produzione della Justice League prima versione anno 2017, ma il trionfale ritorno dell’anno scorso diventa un bellissimo ricordo della ragazza, perduta nel modo più terribile.
Dal suo debutto con MoS nel 2013, il DC Extended Universe è stato gestito secondo la visione e la guida di Snyder. Quando questi rinuncia alla Justice League nel maggio 2017, dopo aver completato le riprese principali, si tratta di un vero shock. Il regista prende le distanze dal suo film e dall’intero progetto multi-filmico per stare con se stesso e con la sua famiglia, data l’irreparabile e impensabile tragedia. Negli anni trascorsi dalla scomparsa di Autumn, il movimento online e sui social #ReleaseTheSnyderCut si dedica non solo al restauro del lavoro incompiuto di Snyder, ma anche alla prevenzione e alla sensibilizzazione al suicidio. I fan e i sostenitori contribuiscono alla raccolta di oltre mezzo milione di dollari per la Fondazione americana dedicata.
D’altro canto erano sempre più scarse le possibilità che la Warner Bros. rilasciasse effettivamente lo Snydercut, dopo il mezzo flop artistico ed economico della versione di Justice League completata da Whedon. Eppure Snyder e il presidente della Warner Toby Emmerich annunciano l’evento nel maggio 2020, sorta di clamorosa vendetta sia del regista che dei suoi appassionati.
E l’eredità dello Snydercut si intreccia con quella della defunta figlia di Snyder. È stata la tragica scomparsa di Autumn che ha portato il regista ad allontanarsi dal film, ma il suo ricordo ha contribuito a facilitarne il ritorno.
Il viaggio personale dell’uomo e del regista Zack Snyder negli ultimi anni è stato principalmente definito dal proprio dolore. Questo film registra il processo del lutto, rendendo il tributo “For Autumn” più appropriato e potente. Quasi tutti i personaggi di ZS’sJL stanno soffrendo. Batman è addolorato per la perdita dei suoi genitori e sente il peso della colpa per la morte di Superman. Wonder Woman è perseguitata dal lutto per Steve Trevor, avvenuto alla fine della Prima guerra mondiale (come visto nel suo omonimo film) e dal quale non si è più ripresa, isolandosi in depressione per un secolo. Il retroscena di Cyborg affronta due versioni del dolore famigliare: la perdita dei genitori, tra madre morta e padre rifiutato, e la perdita del figlio, visto il padre alle prese con un erede gravemente depresso. Flash e Aquaman sono figli devastati da seri problemi relazionali con padri lontani. Personaggi secondari come Lois Lane e Martha Kent sono in lutto per Clark Kent/Superman. ZS’sJL è una storia di perdita e rinascita, influenzata con tutta ovvietà dalla tragedia personale del suo autore.
Snyder rende omaggio filmico ad Autumn anche prima, alla fine dell’incontro tra Bruce Wayne e Barry Allen, soffermandosi sull’inquadratura di un cartellone pubblicitario che promuove la Fondazione contro il suicidio. Momenti che parlano al cuore su di un tema basilare: le circostanze uniche che circondano lo Snydercut. È a tutti gli effetti un film tratto dai comics americani, che raccoglie e interpreta decenni di tradizione a fumetti secondo la singolare visione di un uomo di cinema. Ma è anche il culmine del duro lavoro di una comunità. È un regalo del regista ai fan che hanno supportato la sua famiglia in un momento così difficile. È anche un regalo per lo stesso Snyder, finalmente in grado di realizzare il personale sogno visionario nel nome della figlia perduta. È soprattutto un regalo per la povera Autumn, la cui eredità vivrà grazie al toccante tributo del padre.

Cronache dall'incubo!

Fusione tra Knight (“Cavaliere”, riferimento al Cavaliere Oscuro alias Batman) e nightmare (“incubo”), il Knightmare si riferisce a certe sezioni oniriche presenti nei due film Batman v Superman e Zack Snyder’s Justice League, nelle quali il Batman di Ben Affleck ha visioni angoscianti (“I had a dream, like, I don’t know, almost like a premonition. It was the end of the world”) di un possibile futuro apocalittico – somigliante al videogioco DC e Netherrealm Studios Injustice: Gods Among Us (2013). Il nome non è utilizzato nei film ma è impiegato nel libro Batman v Superman: Dawn of Justice - Tech Manual, per le action figure e i videogiochi del franchise, e usato dallo stesso Zack Snyder.
Si tratta di un lungo conflitto tra terrestri e i Nuovi Dei alieni, da verificarsi sul nostro pianeta - le note sui concept art dei sequel disegnati dal fumettista Jim Lee lo localizzano cinque anni dopo la fine della Justice League di Zack Snyder, ossia il 2022. Per allora l’Insurrezione guidata da Batman combatterebbe per rovesciare il Regime di Darkseid e dei Parademoni comandato da un Superman corrotto.
Ecco la storia, per come appare negli “incubi” e nelle visioni che Snyder mostra nei film citati.
Da ciò che si vede in ZS’sJL, ossia lo Snydercut… In un possibile futuro alternativo Darkseid uccide Lois Lane mentre si trova nella Bat-caverna, sotto la protezione di un impotente Batman. Consumato dal dolore, Superman impazzisce e viene schiavizzato dall’Equazione Anti-vita… L’Uomo d’Acciaio, alleato con le forze oscure di Apokolips e ormai tirannico sovrano della Terra, uccide senza pietà chiunque gli si opponga. Batman fonda l’Insurrezione, dando inizio a un lungo conflitto fratricida. La Terra viene cambiata dalle Scatole Madri in un primordiale paesaggio infernale, una landa desolata e apocalittica, e Darkseid incide il simbolo dell’Omega sul porto prosciugato di Gotham City. Le prime vittime sono Wonder Woman, Aquaman, Vulko e alcune Lanterne Verdi, le cui armi giacciono tra le rovine del quartier generale della Justice League. Themyscira e Atlantide restano così indifese e sono devastate dai Parademoni. Harley Quinn muore tra le braccia di Batman, chiedendogli di uccidere lentamente il Joker.
Da ciò che si vede in BvS… Dopo anni di guerra uno stanco Batman vive in un bunker e indossa una versione desertica della tuta. Gli alleati ribelli gli comunicano d’aver trovato un pezzo di Kryptonite, l’ultima speranza per sconfiggere Superman. L’Insurrezione però viene intercettata dai soldati del Regime, aiutati dai Parademoni. Lo stesso Superman impazzito affronta Batman, imprigionato e appeso al muro. Smaschera Bruce e gli rinfaccia d’aver lasciato morire “lei, il suo mondo”, poi gli strappa il cuore dal petto. Il primo supereroe quindi annienta il resto dell’Insurrezione. Eccetto due superstiti. Grazie ai calcoli di Cyborg e al “tapis roulant cosmico” nella Speed Force, la possibile versione futura di Flash è in grado di tornare indietro nel tempo per avvertire una versione attuale di Bruce Wayne e scongiurare la tragedia in arrivo. Tuttavia, raggiunta la Bat-caverna, lo sgomento Flash si rende conto di aver viaggiato troppo indietro, quando ancora Batman non lo conosce. Barry riesce a dirgli che Lois è la “chiave” per evitare la catastrofe. La prima morte di Superman, per mano di Doomsday e Lex Luthor, spinge il Cavaliere Oscuro a dare ascolto al monito del futuro Flash e a fondare, con Wonder Woman, la Justice League.
Da ciò che si vede in ZS’sJL… Nel corso della missione contro le forze di Steppenwolf, la Lega decide di utilizzare la Scatola Madre custodita dagli Uomini per far rivivere Superman. Uno robot kryptoniano avverte del pericolo (“Il futuro ha messo radici nel presente”, citazione dal film Excalibur di John Boorman, 1981) e Victor “Cyborg” Stone ha una visione del Knightmare: la caduta di Superman sotto l’influenza di Darkseid e le fazioni terrestri conquistate dalle forze d’invasione di Apokolips. In seguito Bruce Wayne, nella Bat-caverna, ricorda il futuro viaggio nel tempo di Barry Allen, convinto che qualcosa di più oscuro di Steppenwolf sia in gioco. La Lega infatti non riesce a fermare l’Unità delle Scatole Madri: sembra che una versione del Knightmare si avveri… tutti muoiono e la Terra è trasformata come Apokolips. È Flash a invertire il tempo quanto basta per resuscitare gli amici e consentire il trionfo eroico. Darkseid, bramoso dell’Equazione Anti-vita, ordina allo sgherro DeSaad la preparazione dell’esercito d’invasione: le cose sono tutt’altro che risolte. Bruce Wayne, dopo aver stabilito il quartier generale della Lega della Giustizia tra le rovine di Villa Wayne, ha un’altra visione, che coinvolge nell’Insurrezione i sopravvissuti Flash, Cyborg e Mera con gli ex-arcinemici Deathstroke e il Joker. È la conferma del suo fallimento nel proteggere Lois.
Il futuro da incubo non è ancora sanato. Attende i due sequel cinematografici previsti dal genio snyderiano.

 

Il destino del supereroe Zack Snyder

Scrivendo questo articolo per gli amici della fantascienza italiana (nel mentre della composizione di un intero libro dedicato a Zack Snyder, di prossima pubblicazione) mi preparo psicologicamente al per fortuna inevitabile doppio sequel dei prossimi anni. Ne starebbero discutendo ai massimi livelli proprio in questi giorni: i due previsti film a comporre, con questo Snydercut, la trilogia definibile come “Zack Snyder’s The Lord of the Superhero-Rings”. Sarebbe il trionfo ultimo e definitivo dell’idolatrato - da me da ben vent’anni anni! - Zack; non che oggi, grazie a Dio, egli ne abbia bisogno, visto l’incredibile e inaspettato successo globale di questo filmone esteso dell’anno scorso…
Il fatto è che già oggi il divino Zack supera i guru dei fanta-comics Frank Miller, Alan Moore e Grant Morrison (tutti debitamente ringraziati nei crediti finali di ZS’sJL, con Jack “The King” Kirby e altre decine di fumettisti di ogni epoca supereroica) come grado estremo di re-interpretazione autoriale e colta del complessissimo, ottantennale DC Comics Multiverse. Creando al contempo un’opera filmica magna di tipo omerico/olimpico - tra musiche eccezionali, tematiche profonde e sincerità commovente. Una vera e propria autobiografia tragica con commoventi necessità esorcistiche sul se stesso più fragile.
Zack Snyder’s Justice League è da subito e per sempre considerabile come il più importante, ambizioso, colto e denso film supereroico mai fatto. Di gran lunga.
E ci sono in giro criticinefili, nerd, geek, youtuber e, udite udite!, fumettari so-tutto-mì anni ’80/’90 (questi ultimi nati e cresciuti come me su opere indimenticabili di comics metafisici e voluminosi come Crisi sulle Terre infinite, Il ritorno del Cavaliere Oscuro, Watchmen, Kingdom Come) che affossano l’incredibile contributo filmico di Zack Snyder, a causa di “eccessivi durata, rallenty, forzature, esagerazione, arroganza, ambizione, superficialità, già visto, machismo”… Secondo questi tizi, “non si possono fare opere serie con i supereroi dei bambini”.

Ma andate a quel paese!
Come dice Zack Snyder, ridendo: “Crescete, è tempo di maturare, siate adulti, questa è roba tosta e importante”.
#RestoreTheSnyderverse!
Perché mai come ora abbiamo bisogno della caduta, di morte e rinascita, del ritorno simbolico della potente Lega della Giustizia, immagine dei nostri stessi dubbi, dei nostri stessi inciampi e dei nostri stessi timori. Tutti mandati, dal primo all’ultimo, a remengo nel nome dell’unione.

(Articolo pubblicato, per quanto pesantemente modificato, nel novembre 2022 su Fondazione #30, la fanzine di fantascienza.)

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